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La passione ci unisce

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L'importanza del linguaggio del corpo

Il linguaggio del corpo di un allenatore di scuola calcio è uno strumento educativo fondamentale. Nei giovani atleti, la comunicazione non verbale supera spesso le parole: posture, sguardi e gesti trasmettono sicurezza, creano un clima sereno e guidano la crescita emotiva dei bambini.

Troppo spesso quando parliamo del rapporto allenatore-giocatore ci soffermiamo esclusivamente all’aspetto tecnico/tattico sottovalutando l’aspetto comunicativo, che invece rappresenta la base sulla quale costruire un percorso di crescita efficace e vincente.

La comunicazione è classificabile in 3 categorie:

  1. Comunicazione Verbale
  2. Comunicazione Non Verbale
  3. Comunicazione Para Verbale

Di seguito ci concentreremo sulla comunicazione non verbale.

La comunicazione non verbale è quella tipologia di comunicazione che permette di trasferire informazioni, pensieri, sentimenti con mezzi diversi dalle parole.

La comunicazione non verbale spesso è inconsapevole e per questo ne viene sottovalutato gli l’effetto. Eppure gli studi ci dicono che arriva prima quello che il corpo comunica rispetto a quello che esprimono le parole.

Per fare un esempio pratico: mantenere il contatto visivo con l’interlocutore indica interesse nella conversazione; uno sguardo che si perde senza soffermarsi sull’interlocutore indica disinteresse o imbarazzo.

Proviamo quindi a delineare quali sono i componenti chiave di questa tipologia di comunicazione:

  • Postura: è la postura assunta dall’allenatore e di fatto “parla” come se l’allenatore stesse aprendo bocca. Serve a trasmettere messaggi, serve a richiamare attenzione dal giocatore o dal gruppo squadra.

Un allenatore che durante l’allenamento è in piedi, attento, partecipe alla seduta che osserva fa intendere un allenatore presente.

Viceversa, un allenatore che durante la medesima seduta chiacchiera con i collaboratori, si perde guardando il cellulare, sta a braccia conserte, sta con le mani in tasca  oppure si appoggia alla rete per parlare con persone esterne fa intendere un allenatore non presente.

Possiamo anche riferirci alla postura in partita: un allenatore seduto, con le mani che sfregano gli occhi e muto indica sicuramente un allenatore scoraggiato.

Un allenatore magari anche seduto ma intento a prendere appunti o in piedi fa intendere la propria partecipazione e attenzione a quello che sta avvenendo.

  • Gesti: sono legati al messaggio che vogliamo trasmettere e vanno adeguatamente utilizzati in base a quello che stiamo dicendo.

Sono molto importanti e impattanti per un giocatore o per la squadra stessa.

Possono rafforzare messaggi comunicati a parole; soprattutto sono utili in momenti di forte confusione o di impossibilità di comunicare attraverso la comunicazione verbale.

È chiaro che i gesti sono molto importanti perché sono visibili dall’interlocutore e possono essere facilmente fraintendibili o trasmettere informazioni errate.

Pensiamo ad un giocatore che durante la partita sbaglia un passaggio o addirittura sbaglia un goal e si volta ad osservare il proprio allenatore.

Questo magari preso dalla foga del momento, dalle emozioni, sbraita, manda “a quel paese” il mondo con un gesto.

Chiaramente il giocatore pur magari non “sentendo” le parole osserva quei gesti e comprende di essere ora “nel mirino” del proprio allenatore che con quei gesti trasmette negatività.

Se lo stesso allenatore applaudisse o comunque restasse impassibile, probabilmente il gesto trasmetterebbe positività e non paura di incorrere da parte del giocatore in negativismo.

  • Contatto Fisico: è una componente di rinforzo molto forte, utilizzata per calmare, esprimere affetto, incoraggiare o dare forza ad un giocatore o alla squadra.

Pensiamo al giocatore di prima che ha sbagliato il passaggio o il goal; l’allenatore non solo applaude il giocatore ma quando quello gli passa vicino gli da una pacca sulla spalla o lo abbraccia.

Il contatto fisico è molto importante perché appunto serve a infondere fiducia; è comunque una componente da valutare se utilizzare o meno e soprattutto non tutti i giocatori sono sempre ben propensi ad accettarla. 

  • Espressioni Facciali: come i gesti e la postura, sono facilmente osservabili e anche mal interpretabili dall’interlocutore.

Accompagnano la comunicazione verbale e affermare un concetto con un’espressione opposta può portare l’interlocutore a non comprendere e rendendo così la comunicazione non efficace.

In sostanza l’interlocutore potrebbe non comprendere bene cosa l’allenatore stia chiedendo e cosa stia esprimendo.

  • Prossemica: riguarda la gestione dello spazio personale durante la comunicazione; quindi, la distanza che vi è tra i due interlocutori.

Come si può ben comprendere, il linguaggio del corpo assume quindi un’importanza fondamentale nel rapporto allenatore-giocatore e quanto più è pro attivo e adeguato alle situazioni, tanto più l’allenatore potrà raggiungere gli obiettivi che si prefigge in termini di crescita, coinvolgimento e rendimento.

Prima di chiudere facciamo alcuni esempi specifici.

Apertura: Spalle rilassate, braccia non conserte e contatto visivo diretto. Comunicano disponibilità all'ascolto e fiducia.

Livello degli occhi: Abbassarsi sulle ginocchia quando si parla a un bambino piccolo annulla la barriera dell'altezza, infondendo sicurezza e vicinanza emotiva.

Espressione facciale: Un volto disteso e sorridente incoraggia i ragazzi a esprimersi senza la paura di sbagliare.

Incoraggiamento attivo: Gesti ampi e aperti, come un pollice alzato o un applauso, sono rinforzi positivi immediati che stimolano l'autostima.

Presenza rassicurante: Un leggero contatto fisico di incoraggiamento (es. una pacca sulla spalla) aiuta a calmare la tensione dopo un errore.

Movimento controllato: Camminare a bordo campo con andatura calma e sicura trasmette stabilità, mentre movimenti bruschi o nervosi aumentano l'ansia della squadra.

Ascolto attivo: Quando un bambino parla, annuire e mantenere lo sguardo su di lui dimostra rispetto e attenzione reale.

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