dal 1946

La passione ci unisce

La passione ci unisce
Intervista a Filippo Giusti: "La riforma è stata un disastro".

Intervista a Filippo Giusti: "La riforma è stata un disastro".

il calcio giovanile alza la voce per noi costi alti e niente premi i genitori spendono tre euro  Le quote a carico delle famiglie additate come causa della crisi del calcio italiano. Il comitato toscano Figc difende la base. Giusti: "La riforma è stata un disastro".

Di seguito riportiamo integralmente l'intervista del nostro dirigente, rilasciata al quotidiano "LA NAZIONE". 

di STEFANO BROGIONI

Filippo Giusti, dirigente della Sestese, realtà da quasi 500 tesserati, e memoria storica del calcio giovanile e dilettantistico di Firenze e della Toscana.

✅ Giusti, il calcio italiano prova a ripartire ma per illustri commentatori o alcuni addetti ai lavori - in ultimo il nuovo direttore tecnico della nazionale Claudio Ranieri -, la crisi in cui è sprofondato sarebbe da addebitarsi anche alle società di calcio giovanile e alle quote che vengono chieste alle famiglie. Cosa ne pensa?
"E’ un’accusa incredibile che respingo, e posso fare anche un conto. Una famiglia che paga 500 euro all’anno di quota per dieci mesi di attività porta suo figlio al campo quattro volte alla settimana, tre allenamenti e una partita. Significa poco più di 3 euro ogni volta che mette piede al campo in cambio della sua formazione e trovando strutture completamente mantenute dalle società stesse, che provvedono agli alti costi di manutenzione e gestione degli impianti sportivi. E per questo dobbiamo essere additati come ‘mangiabambini’? Saremmo noi il problema del calcio italiano? I campioni del mondo del 2006 sono cresciuti nella squadra del paese e poi sono approdati nei club professionistici, fino a che i ragazzi erano cresciuti fino a 13,14 anni nei settori giovanili dilettantistici, il calcio andava bene".

✅ Come dovrebbe ripartire allora il calcio?
"Rivedendo le sue regole. La legge sulla decadenza del vincolo sportivo per noi è stata un disastro e le stesse parole sono state usate anche da Malagò. Parto da una data, 29 settembre 2022, la riforma del lavoro sportivo e la legge sullo svincolo giunta dopo la pandemia, periodo in cui il Governo si è accorto di un mondo, fino a quel momento ignorato, che dava da mangiare a milioni di persone in Italia. E’ stata una legge epocale che ha stravolto il mondo dello sport e che noi società abbiamo subito senza poterci mettere bocca".

✅ Cos’è cambiato?
"Una società come la Sestese si trova a gestire, ogni 10 del mese, 85 buste paga e una valanga di burocrazia. E, tornando al discorso delle quote, quando prima i giocatori erano vincolati, a partire dai 14 anni le famiglie non pagavano né quote annuali né abbigliamento sportivo, che erano totalmente a carico delle società. Oggi c’è il rischio di perdere un atleta alla fine di ogni stagione sportiva, e quindi le quote mitigano in piccola parte l’investimento e la spesa per il mantenimento delle società. Ma non è soltanto questo. Con la legge sullo svincolo abbiamo perso ogni possibilità di gestire un atleta, abbiamo aperto un’autostrada ai procuratori che compaiono già tra i ragazzini e le società professionistiche che tesserano calciatori già a 8 anni".

✅ Che per una società dilettantistica significa?
"Significa che sta scomparendo il meccanismo di premialità per il formatore. I club di calcio giovanile non ottengono più premi di formazione o i premi alla carriera. Tra i maggiori costi della legge sul lavoro sportivo e i minori ricavi dettati dalla perdita del vincolo sul calciatore, una società dilettantistica perde ogni anno tra gli 80 e i 100mila euro".

✅ Quali soluzioni propone?
"Reintrodurre il vincolo, immettere meccanismi di premialità automatici per i premi alla carriera, o i contributi di solidarietà trasparenti sui trasferimenti domestici o internazionali dei calciatori che oggi invece siamo costretti ad inseguire spesso anche con le cause e che non possono basarsi sul ricordo di questo o quel dirigente, ma dovrebbe scattare appunto in automatico.Serve l’introduzione del premio di tesseramento nei confronti delle società professionistiche fin da quando esse tesserano i ragazzi, anche in età di scuola calcio dagli otto anni in sù. Il principio è che se diventi dottore, conta anche quello che hai fatto in prima elementare. La nuova stagione è alle porte e se non ci saranno aiuti, il movimento del calcio giovanile e dilettantistico è pronto anche a mobilitarsi".

IL VERO SEGRETO DEL CALCIATORE: LA FORZA NON L'ALTEZZA

IL VERO SEGRETO DEL CALCIATORE: LA FORZA NON L'ALTEZZA

Una delle definizioni più frequentemente utilizzate per valutare un calciatore è “ben strutturato fisicamente”. Generalmente, questa definizione viene usata dagli addetti ai lavori per qualificare un giocatore di statura elevata. Tuttavia, tale associazione risulta riduttiva e spesso fuorviante. Molti considerano l’altezza come il prerequisito fondante per eccellere nel calcio, ma la realtà dimostra che questo elemento, seppur rilevante in alcune situazioni, rappresenta il requisito meno importante fra quelli richiesti per essere un buon calciatore. A livello fisico, infatti, ciò che veramente conta è la forza fisica, un concetto molto più complesso e articolato rispetto alla mera struttura corporea.Il tema della forza fisica merita quindi una riflessione prioritaria rispetto a quella dell’altezza o della semplice robustezza esteriore. È possibile essere molto alti senza possedere una forza adeguata; allo stesso modo, giocatori di statura inferiore possono vantaART 8156 copiare una forza fisica notevole, risultando fondamentali per la propria squadra. In effetti, quando si parla di altezza, questa va considerata con attenzione e sempre in relazione alle specifiche esigenze del ruolo ricoperto: vi sono posizioni, come quella del difensore centrale o dell’attaccante di riferimento, in cui i centimetri contano maggiormente; altri ruoli, come il trequartista o l'attaccante esterno, che invece richiedono agilità e rapidità e che quindi non necessariamente si accompagnano a una statura imponente. Di conseguenza, un calciatore performante, non può essere valutato esclusivamente in base alla sua struttura fisica. La sua efficacia deriva da un pacchetto complessivo che comprende buona tecnica, forza mentale, resistenza e, naturalmente, una “struttura corporea adeguata” alle richieste del suo ruolo. Ma proprio per evitare fraintendimenti, è fondamentale distinguere tra struttura fisica e forza fisica, riconoscendo a quest’ultima un ruolo davvero determinante. Essere “forti fisicamente” nel calcio significa possedere una combinazione ottimale di massa muscolare, esplosività, agilità e resistenza che consente al giocatore di imporsi nei duelli corpo a corpo, proteggere il pallone, resistere agli urti e mantenere un’elevata intensità  per l’intera durata della partita. Nel calcio contemporaneo, questa forza si articola in quattro componenti principali. La prima è la forza esplosiva e la velocità: la capacità di sprigionare potenza massima in brevissimo tempo. Questo aspetto è cruciale per effettuare scatti fulminei, salti più alti durante i colpi di testa e cambi di direzione repentini, tutte azioni che spesso determinano l’esito di una giocata. La seconda componente riguarda la forza resistente, ossia la capacità di mantenere livelli elevati di prestazione e ripetere sforzi intensi come sprint multipli senza subire un calo significativo o un accumulo eccessivo di affaticamento. Nel calcio moderno, l’intensità non si misura solo in brevi momenti ma lungo tutto l’arco dei 90 minuti. Segue la robustezza e stabilità del “core” – la muscolatura addominale e lombare. Questo “nucleo centrale” ha una funzione vitale nel trasferire potenza dalle gambe al resto del corpo, permettendo così al giocatore di resistere alle cariche avversarie, difendere efficacemente il pallone e vincere i contrasti fisici. Senza un core solido, anche la tecnica più raffinata rischia di essere vanificata dal contatto con avversari fisicamente più preparati. Infine, l’agilità e la coordinazione completano il quadro della forza funzionale nel calcio. Un fisico forte non deve essere necessariamente ingombrante o pesante: al contrario, deve risultare funzionale e armonioso. Un’ottima coordinazione motoria consente al calciatore di mantenere un baricentro basso nei momenti chiave, dribblare con successo in spazi ristretti e minimizzare il rischio di infortuni. In conclusione, l’attenzione rivolta oggi alla dimensione fisica del calciatore non può limitarsi alla semplice misurazione della sua altezza o alla valutazione estetica della sua struttura corporea. È la forza fisica – intesa come equilibrio di massa muscolare, esplosività, resistenza, core stability e agilità – che rappresenta il fulcro della prestazione atletica e tecnica. Solo riconoscendo questa distinzione sarà possibile valorizzare appieno le qualità reali di un giocatore e comprendere cosa significhi davvero essere “forti fisicamente” nel calcio di oggi.

L'importanza del linguaggio del corpo

L'importanza del linguaggio del corpo

Il linguaggio del corpo di un allenatore di scuola calcio è uno strumento educativo fondamentale. Nei giovani atleti, la comunicazione non verbale supera spesso le parole: posture, sguardi e gesti trasmettono sicurezza, creano un clima sereno e guidano la crescita emotiva dei bambini.

Troppo spesso quando parliamo del rapporto allenatore-giocatore ci soffermiamo esclusivamente all’aspetto tecnico/tattico sottovalutando l’aspetto comunicativo, che invece rappresenta la base sulla quale costruire un percorso di crescita efficace e vincente.

La comunicazione è classificabile in 3 categorie:

  1. Comunicazione Verbale
  2. Comunicazione Non Verbale
  3. Comunicazione Para Verbale

Di seguito ci concentreremo sulla comunicazione non verbale.

La comunicazione non verbale è quella tipologia di comunicazione che permette di trasferire informazioni, pensieri, sentimenti con mezzi diversi dalle parole.

La comunicazione non verbale spesso è inconsapevole e per questo ne viene sottovalutato gli l’effetto. Eppure gli studi ci dicono che arriva prima quello che il corpo comunica rispetto a quello che esprimono le parole.

Per fare un esempio pratico: mantenere il contatto visivo con l’interlocutore indica interesse nella conversazione; uno sguardo che si perde senza soffermarsi sull’interlocutore indica disinteresse o imbarazzo.

Proviamo quindi a delineare quali sono i componenti chiave di questa tipologia di comunicazione:

  • Postura: è la postura assunta dall’allenatore e di fatto “parla” come se l’allenatore stesse aprendo bocca. Serve a trasmettere messaggi, serve a richiamare attenzione dal giocatore o dal gruppo squadra.

Un allenatore che durante l’allenamento è in piedi, attento, partecipe alla seduta che osserva fa intendere un allenatore presente.

Viceversa, un allenatore che durante la medesima seduta chiacchiera con i collaboratori, si perde guardando il cellulare, sta a braccia conserte, sta con le mani in tasca  oppure si appoggia alla rete per parlare con persone esterne fa intendere un allenatore non presente.

Possiamo anche riferirci alla postura in partita: un allenatore seduto, con le mani che sfregano gli occhi e muto indica sicuramente un allenatore scoraggiato.

Un allenatore magari anche seduto ma intento a prendere appunti o in piedi fa intendere la propria partecipazione e attenzione a quello che sta avvenendo.

  • Gesti: sono legati al messaggio che vogliamo trasmettere e vanno adeguatamente utilizzati in base a quello che stiamo dicendo.

Sono molto importanti e impattanti per un giocatore o per la squadra stessa.

Possono rafforzare messaggi comunicati a parole; soprattutto sono utili in momenti di forte confusione o di impossibilità di comunicare attraverso la comunicazione verbale.

È chiaro che i gesti sono molto importanti perché sono visibili dall’interlocutore e possono essere facilmente fraintendibili o trasmettere informazioni errate.

Pensiamo ad un giocatore che durante la partita sbaglia un passaggio o addirittura sbaglia un goal e si volta ad osservare il proprio allenatore.

Questo magari preso dalla foga del momento, dalle emozioni, sbraita, manda “a quel paese” il mondo con un gesto.

Chiaramente il giocatore pur magari non “sentendo” le parole osserva quei gesti e comprende di essere ora “nel mirino” del proprio allenatore che con quei gesti trasmette negatività.

Se lo stesso allenatore applaudisse o comunque restasse impassibile, probabilmente il gesto trasmetterebbe positività e non paura di incorrere da parte del giocatore in negativismo.

  • Contatto Fisico: è una componente di rinforzo molto forte, utilizzata per calmare, esprimere affetto, incoraggiare o dare forza ad un giocatore o alla squadra.

Pensiamo al giocatore di prima che ha sbagliato il passaggio o il goal; l’allenatore non solo applaude il giocatore ma quando quello gli passa vicino gli da una pacca sulla spalla o lo abbraccia.

Il contatto fisico è molto importante perché appunto serve a infondere fiducia; è comunque una componente da valutare se utilizzare o meno e soprattutto non tutti i giocatori sono sempre ben propensi ad accettarla. 

  • Espressioni Facciali: come i gesti e la postura, sono facilmente osservabili e anche mal interpretabili dall’interlocutore.

Accompagnano la comunicazione verbale e affermare un concetto con un’espressione opposta può portare l’interlocutore a non comprendere e rendendo così la comunicazione non efficace.

In sostanza l’interlocutore potrebbe non comprendere bene cosa l’allenatore stia chiedendo e cosa stia esprimendo.

  • Prossemica: riguarda la gestione dello spazio personale durante la comunicazione; quindi, la distanza che vi è tra i due interlocutori.

Come si può ben comprendere, il linguaggio del corpo assume quindi un’importanza fondamentale nel rapporto allenatore-giocatore e quanto più è pro attivo e adeguato alle situazioni, tanto più l’allenatore potrà raggiungere gli obiettivi che si prefigge in termini di crescita, coinvolgimento e rendimento.

Prima di chiudere facciamo alcuni esempi specifici.

Apertura: Spalle rilassate, braccia non conserte e contatto visivo diretto. Comunicano disponibilità all'ascolto e fiducia.

Livello degli occhi: Abbassarsi sulle ginocchia quando si parla a un bambino piccolo annulla la barriera dell'altezza, infondendo sicurezza e vicinanza emotiva.

Espressione facciale: Un volto disteso e sorridente incoraggia i ragazzi a esprimersi senza la paura di sbagliare.

Incoraggiamento attivo: Gesti ampi e aperti, come un pollice alzato o un applauso, sono rinforzi positivi immediati che stimolano l'autostima.

Presenza rassicurante: Un leggero contatto fisico di incoraggiamento (es. una pacca sulla spalla) aiuta a calmare la tensione dopo un errore.

Movimento controllato: Camminare a bordo campo con andatura calma e sicura trasmette stabilità, mentre movimenti bruschi o nervosi aumentano l'ansia della squadra.

Ascolto attivo: Quando un bambino parla, annuire e mantenere lo sguardo su di lui dimostra rispetto e attenzione reale.

AL TORRINI LO WORKSHOP ELEVEN DEDICATO AI PREPARATORI DEI PORTIERI

AL TORRINI LO WORKSHOP ELEVEN DEDICATO AI PREPARATORI DEI PORTIERI

 

Logo ElevenAvrà inizio domani presso lo Stadio Torrini di Sesto Fiorentino, il primo workshop promosso dal Centro Tecnico Portieri di Calcio. "Eleven" sarà diretto da Lorenzo Fattori e si articolerà in 4 moduli. Al termine ai partecipanti sarà rilasciato l'attestato di partecipazione di primo livello. 

Lo workshop intende mettere in evidenza la nuova prospettiva del portiere di calcio, che oggi deve essere considerato a tutti gli effetti l'undicesimo giocatore di movimento oltre che l'ultimo difendente della porta.

Sarà questa la prima attività promossa dal CTPC, che grazie alla Sestese Calcio vuole diventare un centro di riferimento per questo specifico ruolo.

A tale proposito saranno proposti fin da gennaio stage personalizzati per giovani portieri e camp di calcio.   

   

 

 

Segui Sestese Calcio sui social media

SESTESE CALCIO S.S.D ARL

Piazza Bagnolet, 4 - 50019 Sesto F.no (FI) tel. +39 0554201042 info@sestesecalcio.it
Codice Fiscale: 94060860486
Partita Iva: 04753300484
Codice Rea: 497988 CCIAA
Firenze Registro Coni: 13069